Il vino è il frutto della terra trasformato dalla cultura dell'uomo; è la bevanda naturale più antica che
l'uomo possiede.
Il vino di qualità, "naturale" si ottiene a partire dal vigneto; è indispensabile tornare ad una cultura viticola ed enologica senza chimica per fare vini più tipici, unici ed inimitabili, in netto dissenso con la standardizzazione e omologazione della maggior parte dei vini in commercio.
La coltivazione deve essere rispettosa del "Terroir" (territorio) e del vitigno, evitando forzature come irrigazioni, concimazioni e trattamenti con antiparassitari, sistemici e diserbanti.
Tutte le fermentazione si svolgono spontaneamente senza
controlli di temperatura. Un vino così ottenuto acquista valevoli proprietà di integratore alimentare, ricco nei suoi componenti antiossidanti ed esente da contaminazioni chimiche che gravano nella salute del consumatore.
La grande differenza che c’è tra la maggioranza di viticoltori e la mia viticoltura è il massimo rispetto per la Natura e questo vuol dire nessun compromesso. Accetto e difendo quello che la terra mi dà senza correggere, aggiungere o sottrarre per avere di più. In cantina credo che la differenza sia ancora più grande, qualche produttore con la scusa di proteggere o migliorare è arrivato ad usare dai sei ai otto prodotti chimici aggiunti al mosto o al vino, non sono d’accordo.
La coltivazione così detta tradizionale cioè di questi giorni è una catastrofe;
i concimi ed i diserbanti chimici fanno morire il terreno, di
conseguenza cambia anche la forma, il gusto e la sostanza dei frutti.
La coltivazione naturale non permette tutto questo. Invece, con i suoi preparati e le tecniche di gestione del suolo, fa esaltare sempre di più le caratteristiche del terreno, lo ravviva. Le piante crescono più forti, si difendono meglio dagli attacchi parassitari e daranno frutti sicuramente più consistenti, gustosi e saporiti.
Io sono sempre stato convinto che la mia terra e il mio
vitigno sono tra i più importanti che ci sono. Una grande terra
e un grande vitigno non hanno bisogno di aiuti chimici
dall'esterno.
La soddisfazione di produrre vini naturali e nello stesso tempo buoni ti fa stare bene e ti fa guardare in faccia il consumatore con serenità. Ho faticato molti anni per trovare chi potesse capire che cosa vuol dire un vino naturale. A mia fortuna gli scandali di “mucca pazza” e altro mi hanno dato un grande aiuto per far riflettere le persone e renderle più sensibili a quello che mangiano e soprattutto bevono.
No alla solforosa! Perchè?
L'anidride solforosa è un gas pesante ed aggressivo ottenibile
dalla combustione dello zolfo all'aria. Utilizzato fin dai tempi
antichi dai romani e dagli egizi per ripulire i tini dove veniva
fatto fermentare il vino. Dai primi del 900, con lo
sviluppo dell'industria alimentare, entra come conservante in
molti alimenti e bevande come birra, succhi di frutta,
confetture, sottaceti, pesce e molti altri. Viene indicata in
etichetta con le sigle dalla E220 fino alla E228.
Nel vino è utilizzata sin dalle primissime fasi della produzione
a partire dal mosto fino all'imbottigliamento. Ha funzione di
antisettico, antibatterico ed antiossidante. E' il conservante
più usato in enologia, la medicina generale per il vino, ma allo
stesso tempo crea problema per il consumatore.
Nell'uomo è un veleno in grado di inattivare le vitamine B1 e
B12. Già a dosaggi bassi provoca asma, faringiti, perdita
dell'olfatto ed acidità urinarie; per questo ho scelto di
evitarne l'uso nei miei vini.
La recente normativa che ha imposto in etichetta la scritta
"contiene solfiti" non permette al consumatore di scegliere vini
che contengono pochi solfiti perchè non vi è espressa
chiaramente la quantità.
Pochi produttori hanno deciso di eliminare o ridurre l'uso della
solforosa nella produzione dei vini. Questo è
possibile solamente quando si hanno uve mature, coltivate da
terreni vivi e prive di residui di pesticidi chimici. Solo con
questi presupposti si può ottenere mosti ricchi di lieviti che
possono fermentare senza l'aiuto della solforosa e produrre vini
complessi, fini che esprimono il territorio.
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